Alopecia femminile, un problema a volte nascosto ma diffuso


Alopecia femminile, un problema a volte nascosto ma diffuso

Che ansia! Si avvicina il “periodo delle castagne”, ovvero la stagione autunnale che, di solito, provoca un aumento nella caduta dei capelli per le donne. A volte, però, non è solo colpa dei cambi climatici, ma di un problema ben più profondo che va affrontato correttamente.

La saggezza popolare contiene un fondo di verità, lo scopriamo e tastiamo con mano ogni giorno. E anche nel caso dei problemi legati ai capelli le nuove ricerche scientifiche hanno dimostrato, ancora una volta, che le “nonne” la sapevano lunga: ci riferiamo, in particolare, all’aumento della caducità dei capelli nella stagione autunnale, ovvero il temibile “periodo delle castagne“, che nuovi studi hanno rivelato essere un vero e proprio fenomeno fisiologico dovuto alla variazione del rapporto tra ore di luce e ombra nell’arco delle giornate, che ricorda il meccanismo della muta negli animali.

Tutto in regola. Questo processo riguarda soprattutto la popolazione femminile, più attenta (e spesso soggetta) alle attenzioni estetiche, e non può essere bloccato, proprio perché è naturale; d’altra parte, però, non serve neppure abbattersi e preoccuparsi troppo, visto che – in condizioni di salute regolare del cuoio capelluto – si genera un effetto di rinnovamento della chioma, che dunque non produce effetti critici. Tuttavia, e purtroppo, esistono altre situazioni in cui la caduta dei capelli ha origine differente, e va trattata in maniera altrettanto diversa.

Situazioni più gravi. Ci riferiamo in dettaglio alla cosiddetta calvizie, o e ancor più precisamente alla alopecia androgenetica, una patologia che colpisce non solo gli uomini, ma anche le donne, con un’incidenza che raggiunge addirittura il 25 per cento nella popolazione femminile adulta. Genericamente, il termine alopecia identifica un’assenza o una riduzione del numero dei capelli, mentre l’altra parola fa riferimento agli androgeni, gli ormoni maschili che sono ritenuti responsabili di questa condizione, che affonda le sue radici nella genetica.

Shampoo, che ansia. Attenzione, però, ai sintomi: si considera infatti normale trovare capelli nella spazzola dopo la pettinata o anche sui vestiti, perché ogni persona perde fino a 100 capelli al giorno nell’ambito del naturale processo di crescita e rigenerazione del cuoio capelluto. Sono altri i segnali che possono invece nascondere l’insorgenza di qualche problema più grave, come il ritrovamento di ciocche durante lo shampoo, oppure evidenti aree di diradamento sulla testa: in questi casi, bisogna consultare il medico per affrontare al più presto la situazione, che può dipendere anche da fattori legati allo stile di vita della persona.

Secondo gli esperti, infatti, esistono circa 30 tipi di condizioni mediche diverse che possono causare la caduta dei capelli nella donna, cui si aggiungono come accennato gli effetti dello stile di vita o fattori psicologici, come stress, ansia o scombussolamenti derivanti dagli ormoni, specie nelle fasi post-gravidanza o della menopausa. Ecco perché bisogna sottoporsi a visite ed esami accurati, che possono mettere in risalto l’origine del problema (ad esempio, eventuali disfunzioni alla tiroide o squilibri ormonali) e predisporre una cura per arrestare la caduta dei capelli.

L’asso nella manica. Quando però la situazione è critica e il problema del diradamento rischia di trasformarsi da ansia estetica a vero e proprio trauma psicologico, esiste una ulteriore strada che si può tentare, grazie ai progressi della ricerca scientifica portata avanti negli ultimi anni. È in questo modo, infatti, che l’equipe dei Laboratori Medici di Hair Clinic ha sviluppato un protocollo rivoluzionario basato sui principi della medicina rigenerativa, che rappresenta uno dei più efficaci e validi rimedi all’alopecia femminile, in grado di restituire ai capelli vitalità e volume. Si tratta di sistema che prende le mosse da un approfondito studio della paziente e dall’analisi minuziosa delle cause specifiche del suo singolo problema, mettendo poi a punto un intervento che utilizza la rigenerazione cellulare bSBS, stimolando le cellule staminali e la matrice extracellulare del cuoio capelluto e ottenendo un risultato quasi miracoloso, ovvero rimettere in attività i bulbi piliferi che si erano arrestati, riportando così alla normalità la situazione sulla testa.

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